martedì 16 aprile 2013

Internet danneggia ....chi non ce l’ha


Internet danneggia chi non ce l’ha

Parla Robert Kahn, fra i creatori della Rete, oggi a Torino
ANNA MASERA
TORINO
«Anche i premi Pulitzer sono stati contaminati inesorabilmente da Internet». Robert Kahn, 74 anni, ingegnere informatico newyorkese, di Internet non è solo un pioniere, ne è “padre”: assieme a Vint Cerf inventò nel 1973 i protocolli “Tcp/Ip” (Transmission control protocol/Internet protocol), la tecnologia alla base del funzionamento della comunicazione online. Il prossimo giugno riceverà il primo «Queen Elizabeth Prize for Engineering»: un premio da 1,2 milioni di euro che dividerà assieme a Cerf, Tim Berners Lee, Marc Andreessen e Louis Pouzin, ingegneri «visionari». È arrivato alla fine di Biennale Democrazia a Torino per parlare oggi al congresso informatico Infocom, che si tiene al Lingotto fino al 19 aprile.  

Che cos’è Internet a quarant’anni dalla sua invenzione?  
«È quello che si vuole che sia. L’ho inventata per comunicare».  

La democrazia elettronica è un’utopia?  
«Finchè non è arrivata Internet non era immaginabile quanto quest’invenzione potesse facilitare l’accesso all’informazione da parte della gente; e come per tutte le grandi scoperte e imprese umane, può essere utilizzata a favore o contro l’umanità. Come viene usato questo sistema globale di informazione nella pratica è determinato dalla gente e può essere utilizzato pro o contro la democrazia. Certo che bisogna che si colmi il divario digitale tra chi può accedere alla Rete e chi no: negli Usa si stanno tentando diverse strategie per allargare la partecipazione, aumentare la competizione, rimuovere le barriere. Tutto questo fa parte di un discorso sociale più ampio, che riguarda il superamento delle diseguaglianze economiche. Tutti i Paesi alla fine dovranno prendere le decisioni più sensate per i loro cittadini».  

Qual è la natura della conoscenza nell’era digitale?  
«Internet abilita l’accesso all’informazione sotto forma di servizi. Internet potrebbe sfidare i governi a riconsiderare alcuni specifici nuovi sviluppi che potrebbero non essere adeguatamente affrontati dalle leggi esistenti. Cambierà il copyright, emergeranno sistemi di micropagamenti, si troveranno soluzioni per non dividere i cittadini digitali in serie A e B».  

Che cosa possiamo aspettarci dall’Internet del futuro?  
«I servizi di informazione di base su Internet sono il risultato della potenza dei protocolli e delle procedure che abilitano l’interoperabilità tra le diverse reti, computer, apparecchi e applicazioni di ogni genere. Man mano che sviluppiamo più applicazioni e integriamo più capacità avanzate all’interno di Internet, la sua funzionalità continuerà a espandersi. I servizi esistenti molto probabilmente miglioreranno e si aggiungeranno nuove capacità. Arriveranno modi più efficaci per coinvolgere più parti in discussioni di gruppo e nei processi decisionali, più passaggi dalla simulazione e virtualità alla creazione di eventi e artifatti reali, e ovviamente più utilizzi di applicazioni di tecnologie senza fili di ogni tipo. Il tema dell’identità diventerà sempre più importante, e la maggiore necessità di rivolgersi a Internet per l’accesso all’informazione significherà un accesso a molte più informazioni private di quanto non si volesse permettere al pubblico. Andando avanti, quindi, sarà sempre più delicata la gestione dell’identità. Ma a parte questo, secondo me la forza propulsiva maggiore per lo sviluppo e l’evoluzione di Internet nel futuro si troverà nelle menti creative e innovative dei suoi utenti. Lasciando spazio a un po’ di meravigliosa casualità». 



Articolo:
http://www.lastampa.it/2013/04/16/cultura/internet-danneggia-chi-non-ce-l-ha-E4lQG7NbJXca2OpzkgIJJI/pagina.html

giovedì 13 dicembre 2012

Salviamo il Festival di Sanremo per evitare di cadere nel ridicolo.....

Salviamo il Festival di Sanremo  per evitare di cadere nel ridicolo.....


Bastasse questo...... :-)

da
http://www.corriere.it/spettacoli/12_dicembre_13/salviamo-il-festival-di-sanremo-per-evitare-di-cadere-nel-ridicolo-aldo-grasso_0575fbe4-44f4-11e2-9d6d-6ccc8b2c8831.shtml

L'idea di far slittare la manifestazione canora per non disturbare le elezioni è semplicemente grottesca

Adriano Celentano nella scorsa edizione del Festival di Sanremo (LaPresse)Adriano Celentano nella scorsa edizione del Festival di Sanremo (LaPresse)
Salviamo il Festival di Sanremo, evitiamo di farci ridere dietro
da mezzo mondo e di perdere il senso del ridicolo.
L'idea di far slittare la manifestazione canora per non disturbare le elezioni è semplicemente grottesca.
In attesa che venga definita la data dell'Election day (17-18 oppure 24-25 febbraio), in Rai si sta valutando la possibilità di posticipare l'evento «per assolvere agli obblighi informativi di legge legati alla par condicio». L'assurda proposta è partita da Antonio Verro, consigliere di nomina Pdl, ex dirigente dell'Edilnord. La solfa è sempre la solita: gli show televisivi sono in mano ai professionisti dell'antiberlusconismo (da Luciana Littizzetto a Roberto Benigni) e quindi le elezioni potrebbero essere condizionate da qualche battuta irriguardosa o da una canzone la cui musica potrebbe suggestionare il voto.
Si fa molta difficoltà a pensare, per esempio, che negli Stati Uniti, durante il rush finale per l'elezione del presidente, vengano sospesi i più popolari show per assolvere gli obblighi informativi legati alla famigerata par condicio.
Sanremo è una festa popolare, la sconfitta delle élite culturali, delle minoranze autocompiaciute, di quelli che soffrono di mal di metafora, almeno da quando Ennio Flaiano, posando il suo sguardo sul Festival, ebbe a dire: «Non ho mai visto niente di più anchilosato, rabberciato, futile, vanitoso, lercio e interessato». Sanremo è una grande festa sgangherata e insieme una fiction che ogni anno racconta lo stato di salute del Paese, senza l'ambizione di rispecchiarlo. È una memoria che tutte le volte celebra il suo perpetuarsi. Avere paura del Festival di Sanremo significa avere paura della propria ombra: ombra di un rito fondativo, di una canterina sventatezza nazionale, di una coscienza identitaria. Se, pur fra mille polemiche, Sanremo resiste da più di cinquant'anni, qualcosa significherà pure.
Da cosa verrebbe sostituito Sanremo? Dai comizi dei politici, dalla tetraggine delle tribune elettorali, dai talk, da un tv che converte i convertiti e lascia perplessi i perplessi. In questi ultimi vent'anni le elezioni politiche sono sempre state precedute da questi rituali di grigiore, di parole in libertà, di promesse non mantenute. I risultati si sono visti: camminiamo allegramente sull'orlo del burrone. Proviamo invece a spingere le elezioni nell'alveo di ciò che sappiamo fare meglio: il canta che ti passa. Tanto peggio di così non può andare, magari, nel segno del Festival di Sanremo, andrà meglio.

martedì 27 novembre 2012

Scure Antitrust su yogurt e biscotti Punite le pubblicità ingannevoli


Scure Antitrust su yogurt e biscotti
Punite le pubblicità ingannevoli


 Slogan pubblicitari che confondono il consumatore, fuorviandolo da scelte consapevoli tra i banconi del supermercato. Lo afferma l'Antitrust che ha che ha comminato unasanzione da 340mila euro a Danone, Colussi, Galbusera per pubblicità ingannevole.
 
Uno yogurt prodotto dalla Danone induce all'acquisto i consumatori particolarmente preoccupati della carenza di calcio nella propria dieta alimentare: così, per pratica commerciale scorretta, il Garante della concorrenza ha deciso di comminare al colosso alimentare una sanzione da 180mila euro. La pubblicità del prodotto, si legge nell'ultimo bollettino dell'Autorità,"è in grado di falsare le scelte economiche di una fascia di consumatori sensibili alle tematiche salutistiche, particolarmente attente alle opportunità di risolvere con un alimento, la carenza di calcio paventata".


http://www.repubblica.it/economia/2012/11/26/news/scure_antitrust_su_yogurt_e_biscotti_punite_le_pubblicit_ingannevoli-47487866/

venerdì 16 novembre 2012

Rai, bilancio in profondo rosso nel 2012 perdite verso quota 200 milioni


Rai, bilancio in profondo rosso
nel 2012 perdite verso quota 200 milioni

 La Rai si avvia a chiudere il 2012 con uno sforamento nei conti che si aggira attorno ai 200 milioni di euro.....
 Un trend negativo determinato "principalmente dalla contrazione del fatturato pubblicitario (559 milioni di euro nel periodo considerato), in diminuzione di 114 milioni rispetto al 2011"

MA NON ERA UNA TIVU' PUBBLICA? 
CHE DOVEVA SOSTENERSI CON IL CANONE E NON FARE PUBBLICITA'?

Yahoo: Bilancio Rai 2012: un buco di 200 milioni di euro

martedì 6 novembre 2012

I giovani bocciano la tv: meglio il web

Corriere del Veneto (Corriere della Sera): I giovani bocciano la tv: meglio il web

VENEZIA — A due anni dall’avvento del digitale terrestre la situazione delle televisioni locali è ancora in salita. Il 90% dei veneti guarda le reti nazionali (prima la Rai con il 31,5% di share, seconda Mediaset con il 23%, terza La7 con il 14,5% e quarto Sky, con il 7,5%) e il 51% che si sintonizza anche o solo sulle emittenti private è pubblico adulto, dai 56 anni in su. Soprattutto pensionati e casalinghe, che scelgono le tv della loro regione in media per una o due ore al giorno, dalle 19 in poi. Il 96% predilige i tg, il 32% lo sport, il 31% i talk show e i programmi di informazione politica. Ma i giovani, in particolare gli under 30, bocciano il piccolo schermo con un sonoro 4 in pagella, perchè preferiscono informarsi sul web. Lo rivela la ricerca «Televisione e nuove tecnologie in Veneto», commissionata dal Corecom al Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova, che ha intervistato 677 residenti tra i 18 e 19 anni.
[...]

mercoledì 31 ottobre 2012

Grillo bacchetta il Movimento5Stelle: “Ora smettete di andare ai talk show”

Grillo bacchetta il Movimento5Stelle: “Ora smettete di andare ai talk show” LaStampa.it



Nel blog l’attivista si scaglia contro Salsi, che ieri sera ha partecipato a
Ballarò: «Così perdiamo consensi»
«Il talk show ti uccide, digli di smettere»: sul suo blog Beppe Grillo torna ad attaccare, con un post, i componenti del M5S che vanno ai talk show perché -dice- fanno perdere consenso. Proprio ieri sera una delle elette, Federica Salsi, è stata ospite della trasmissione “Ballarò”. La Salsi appartiene all’area interna cosiddetta “democratica” che fa capo ai due “dissidenti” Giovanni Favia e Federico Pizzarotti. «Lo share del programma aumenta, tutto merito tuo, trattato e esibito come un trofeo, come un alieno - scrive Grillo -, una bestia rara e, contemporaneamente diminuisce il consenso per il Movimento a cui appartieni o dici di appartenere». 
«Chi non conosce nulla del Movimento - aggiunge - e segue il talk show, dopo il morbido e avvolgente abbraccio televisivo al quale ti sei consegnato volontariamente (con volutta’?) opta per il meno peggio e quello non sei mai tu, ma è sempre un altro, quello che sa vendere le sue menzogne (è il suo mestiere), che ha parlato per un’ora mai interrotto da chi gestisce il talk show, quello che nessuno ha mai contraddetto». 

Si tratta infatti, scrive Grillo, del «punto G, quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk show. L’atteso quarto d’ora di celebrità di Andy Warhol, seduto in poltroncine a schiera, accomunato ai falsari della verità, agli imbonitori di partito, ai diffamatori di professione, devastato dagli applausi a comando di claque prezzolate». «Lì, in una gabbia di un circo, come su un trespolo, muto per ore, povera presenza rituale di cui si vuole solo lo scalpo, macellato come un agnello masochista, rispondi per i quattro minuti che ti sono concessi a domande preconfezionate poste da manichini al servizio dei partiti». E Grillo attacca duramente «Attoniti, gli attivisti, vedono i voti guadagnati con fatica nei banchetti nei fine settimana volare nel vento, fluire in un secchio bucato, e pensano ai mille video caricati sulla Rete, alle dirette streaming tenute in piedi a forza di volontà per mancanza di connessione, conoscono sulla loro pelle la difficoltà di spiegare a persone ormai deluse e incredule che il Movimento 5 Stelle è altro dai partiti, che non prende rimborsi elettorali, che taglia gli stipendi degli eletti, che non partecipa alle elezioni provinciali per coerenza, che vuole il rispetto dell’esito dei referendum, eccetera, eccetera. A volte non ci resta che piangere», conclude il post. 

lunedì 1 ottobre 2012

San Marino tv. Rai pensaci tu / Tre milioni l'anno da viale Mazzini alla emittente del Titano. Incluso lo stipendio record del direttore Carmen Lasorella.

Articolo dell'espresso di giovedi 4 ottobre 2012


Di tutto e di più. E così la Rai paga anche la tv di San Marino. Sì, ogni anno più di 3 milioni  partono dall'Italia verso l'emittente della Repubblica, che di suo ci mette circa 900 mila euro.(...)
Molta acqua è passata sotto i ponti da quando Giulio Andreotti promise a San Marino -che aveva rinunciato a casinò e ferrovia-  una bella emittente televisiva. Arrivata poi nel 1991. 
"Solo che noi speravamo nell'autofinanziamento e invece siamo ancora impiccati ai soldi della Rai", dice Claudio Felici, dei democratici sammarinesi.  Lasorella un po' fa anche il parafulmine dello scontento. "L'impressione", prosegue Felici, "è che abbia usato l'emittente per un rilancio personale, impegnandosi più per riscattarsi che per far crescere la tv". Il suo partito, Psd, con un ordine del giorno approvato all'unanimità, ha impegnato il Governo a cercare partnersship strategiche per salvare l'emittente. Fermo restando che il Paese andrà a elezioni anticipate in novembre, dopo la crisi della maggioranza di centrodestra, e tutti ora pensano alla campagna elettorale  (...)